Consistenza: 8 carte
Natura del testo: copia
Tipologia testuale: lettera
Luoghi: Asiago, Camporosso (Imperia), Porto Maurizio, Ventimiglia
Estremi cronologici: 1916-1919
Abstract: Lettere del soldato Romando Rondelli di Camporosso (provincia di Imperia, allora Porto Maurizio) alla madre Maria Gibelli, vedova. Il figlio, sergente di Sanità, porta feriti nella compagnia mitraglieri FIAT, di stanza ad Asiago, si preoccupa delle condizioni di salute della madre e cerca di tranquillizzarla circa le condizioni del servizio militare. L'uomo cerca di darle raccomandazioni su alcune faccende da sbrigare e sulla produzione di documentazione amministrativa da consegnare ai carabinieri di Ventimiglia. Emerge un affetto ed un legame profondi tra i due. La guerra rimane sullo sfondo, solo in un'occasione si fa riferimeno alla cura dei feriti che provengono dal fronte. Tra le carte una lettera spedita dalla sorella Adelina a Romolo. Dopo la guerra diventa agricoltore. Si sposa il 7/04/1940 a Camporosso con Maria Tornieri, nata il 31/07/1915 a Campofontana, frazione di Selva di Progno, in provincia di Verona e morta il 23/01/1983 a Bordighera. Ha avuto una figlia Giuseppina Rondelli, nata a Camporosso l’11/04/1941. Durante la Seconda Guerra Mondiale è stato partigiano, aveva il ruolo di porta lettere e documenti. Dopo la Liberazione è stato eletto Sindaco di Camporosso. Iscritto al Partito Comunista Italiano fino alla sua morte. Dal 1949 è iscritto all’Associazione Nazionale Perseguitati Politici Italiani Antifascisti (ANPPIA), iscritto alla sezione di Sanremo in qualità di ex detenuto e perseguitato politico. Muore a Camporosso il 19/04/1974.
Soggetti: guerra madre salute
Consistenza: 1
Natura del testo: originale e copia
Tipologia testuale: Lettera
Luoghi: Novara
Estremi cronologici: 1940
Abstract: Daniele Biondo, ventitreenne arruolato nel 68° reggimento fanteria "Palermo" di Novara, scrive alla moglie un'accorata lettera che precede la sua partenza "per il "fronte" - ad appena un giorno dall'entrata in guerra dell'Italia - e manifesta con la sua stentata e faticosa scrittura il bisogno di ricevere da lei notizie.Soggetti: Seconda guerra mondiale
Consistenza: 2 letterE, 25 biglietti postali, 70 cartoline in franchigia
Natura del testo: originale
Tipologia testuale: cartolina in franchigia
Luoghi: Casale, Saluzzo, Bordighera, Arma di Taggia, Vallecrosia, Russia, Don
Estremi cronologici: 1939-1943
Abstract: Le lettere sono indirizzate da Narizzano Ferdinando (caporal maggiore della 23ª compagnia Artieri) alla fidanzata Ferro Rina (residente a Genova), tra l’agosto 1939 e il settembre 1943. Nelle missive le tematiche si ripetono: preoccupazione per la salute e fedeltà dell’amata, attesa per sposarsi, il ritardo della posta, continue rassicurazioni sulla vita al fronte. Fino al 1942 lo scrivente è dislocato in diversi luoghi (Casale, Saluzzo, Bordighera, Arma di Taggia, Vallecrosia). Nel luglio 1942 parte per la Russia dove combatte sul fiume Don nell’ottobre. Il timore principale è per i bombardamenti inglesi su Genova; nessun riferimento a situazioni relative al fronte russo o alla ritirata di gennaio. Durante il periodo in Russia scrive dietro ai francobolli brevi messaggi perlopiù relativi a questioni alimentari o sulla volontà di ritornare sano e salvo. Emerge una visione antieroica della campagna militare ("me ne frego di tutto e tutti, prego solo di ritornare"). Nel maggio viene rimpatriato nel campo contumaciale di Bolzano e successivamente inviato a Scarfanigi (Cn). In questa fase le missive sono incentrate sulla spasmodica attesa del ritorno a Genova per poter riabbracciare la fidanzata. Dall’agosto 1943 al 10 settembre 1943 è di stanza a Brugherio (Mi) senza nessun particolare compito; nessun riferimento esplicito al 25 luglio o all’8 settembre.Soggetti: ritirata; seconda guerra mondiale; amore
Consistenza: 85 lettere
Natura del testo: originale
Tipologia testuale:
Luoghi: Parma, Genova, Nocera Inferiore, Salerno
Estremi cronologici: 1945-1951
Abstract: Le lettere sono state scritte da Giovanni Pende, giovane ricercatore all'Istituto di Patologia e metodologia clinica dell'Università di Genova (direttore Lorenzo Antognetti). La destinataria è Maria Galli, residente a Parma. La prima lettera risale al 9/12/1945, ma si intuisce che Maria e Giovanni fossero in contatto già dal luglio 1944. Le lettere sono, quasi tutte, spedite da Genova. 5 da Casamassima (BA) dove risiedono la mamma Angelina e le zie. Nell'anno 1947 vi trascorre un periodo di convalescenza, dopo aver contratto il tifo, con febbre molti elevata (la mamma pensa di contattare lo zio, medico chirurgo). Il contenuto ha carattere sentimentale. Quasi tutte le buste contengono petali di fiori (gelsomini, viole del pensiero, mughetti, tamarindo, camelie). Frequente il ricorso a formule e simbologie amorose. Emerge anche amore per la musica (Maria studia pianoforte). Giovanni molto impegnato professionalmente. Nel 1947 per incarico del suo professore accompagna un malato di mente, affetto da nevrosi ossessiva, a Nocera inferiore, dove conosce il "medico dei pazzi" (segue descrizione particolareggiata e riferimento a psicanalisi). Si apprezza di riflesso il passaggio da assistente a primario apprezzato, benché i temi principali rimangano quelli amorosi. Dall'unione tra i due nasceranno tre figli.Soggetti: amore, medicina, musica
Consistenza: 6 lettere imbustate
Natura del testo: originale
Tipologia testuale: lettere
Luoghi: Genova, Barcellona, Falmouth (Cornovaglia), Nieuwe Diep (Olanda).
Estremi cronologici: 1876-1877
Abstract: Antonio Ravetti, giovane genovese imbarcato sul veliero “Sincero”, scrive ai genitori 5 lettere tra il 1° dicembre 1876 e il 14 ottobre 1877. Le prime tre sono scritte rispettivamente a Falmouth (Cornovaglia), il primo dicembre 1876, a Nieuwe Diep (Olanda), il 14 dicembre 1876 e in un imprecisato porto irlandese il 6 giugno 1877. Nelle lettere ai genitori Antonio racconta le sue peregrinazioni nei mari del nord Europa, i viaggi a vela condizionati dai venti, le città portuali visitate. Le missive sono occasione per chiedere ai genitori l’invio di denaro per fare acquisti o per restituire prestiti ricevuti dal comandante della nave a vela su cui Antonio è imbarcato. Nell’unica lettera scritta dalla madre il 29 novembre 1877 la donna tenta di scoraggiare il figlio a proseguire il viaggio a bordo del bastimento diretto a New York e gli intima di rientrare a Genova quanto prima. Le lettere indirizzate a Vittoria Ravetti sono scritte dal figlio Antonio: nella prima, inviata da Cardiff (Galles) il 3 settembre 1877, Antonio fa sapere alla madre il proprio stato di salute e la imminente partenza da Cardiff destinazione Barcellona. Il giovane confida di poter rientrare a Genova entro due mesi. Nella seconda, scritta da Barcellona il 14 ottobre 1877, Antonio racconta alla madre i problemi che il bastimento si trova ad affrontare, tra proprietari che rivendicano il nolo e minacce di sequestri da parte delle autorità consolari. Il giovane pare preoccupato per le sorti dell’equipaggio e tenta di rasserenare la madre riguardo a notizie che la donna ha ricevuto per altri canali a Genova.Soggetti: navigazione, viaggi per mare, navigazione a vela
Consistenza: 16 lettere imbustate
Natura del testo: originale
Tipologia testuale: lettera
Luoghi: Trieste; Tarvisio; Porto Said; Brindisi; La Spezia; Napoli; Pireo; Venezia; Istanbul; Odessa
Estremi cronologici: 1935-1939
Abstract: Le lettere che compongono il fondo, salvo una scritta da un certo Vittorio, sono indirizzate a Ermanno Dobrè e scritte dal padre e dalla madre. Ermanno Dobrè nella seconda metà degli anni Trenta sottotenente di Vascello sulla nave idrografica Ammiraglio Magnaghi, e in periodi diversi Ufficiale di bordo sui piroscafi “Abbazia” e “Vesta” del Lloyd Triestino e sulla motonave “Assiria” della Adriatica Società di Navigazione di Venezia. Le lettere sono scritte da Trieste, dove la famiglia risiede, da Tarvisio, dove la famiglia trascorre un periodo di soggiorno, e da Napoli, dove si trova un amico di Ermanno di nome Vittorio. Le lettere contengono informazioni sullo stato di salute e gli affari della famiglia, i viaggi che Ermanno fa e i rapporti che questo ha con le Società di navigazione. Lettere sono scritte su carta intestata Lloyd Triestino (14) e su carta intestata Piroscafo Marco Polo - Adriatica Venezia (2).Soggetti: navigazione, viaggi per mare, marina mercantile
Consistenza: 216 missive (lettere e cartoline)
Natura del testo: copia
Tipologia testuale: epistolario
Luoghi: Roma, Napoli, Predosa (Alessandria), zona di guerra, Gargaresc (Libia)
Estremi cronologici: 1914-1920
Abstract: L’epistolario è composto da 216 missive (lettere e cartoline) scritte dal 1914 al 1920. Destinataria principale è la madre di Carlo Alberto Viazzi, alcune sono inviate al padre (il pittore di buona fama Cesare Viazzi). Una è indirizzata al fratello Giorgio Viazzi, classe 1900, che nel 1919 scrive una lettera alla madre. Sempre nel 1919 Carlo Alberto scrive dall’ospedale di Napoli, dove è ricoverato per faringite acuta.
Le prime missive provengono da Roma, poi dalla zona di guerra Viazzi scrive lunghe lettere, comunicando i faticosi spostamenti in bicicletta. Sono presenti le rassicurazioni sulla salute, le richieste di notizie sui parenti, le richieste di indumenti di lana, oggetti per la cura personale, denaro, carta per scrivere, francobolli.
Al padre Carlo Alberto chiede con una certa insistenza raccomandazioni per poter ottenere avanzamenti di carriera.
Ricoverato al convalescenziario di Iseo (Brescia), durante uno scontro con il nemico nel 1917 perde la cassetta militare con i suoi averi. Viene trasferito in Africa nel 1918 (Gargaresh – Libia).
NOTA: tra i documenti consegnati all'ALSP non sono presenti quelli riguardanti la sua esperienza durante la Seconda guerra mondiale, citati nelle pubblicazioni disponibili: richiamato come ufficiale di complemento, dal 1938 dirige l’ufficio contratti della direzione trasporti presso lo Stato Maggiore di Addis Abeba (Etiopia). Denuncia illegalità della Compagnia Italiana Trasporti Africa Orientale (CITAO). Ricoverato per problemi cardiaci nell’ospedale Regina Elena di Addis Abeba, nel 1941 sarà prigioniero degli Inglesi ad Harrar (Etiopia) e liberato nel 1945.
Soggetti: Prima guerra mondiale
Consistenza: 63 missive (lettere e cartoline)
Natura del testo: Originale e copia
Tipologia testuale: Epistolario
Luoghi: Cuneo, Milano, Napoli, Piacenza, Bengasi (Libia), Ghemines (Libia)
Estremi cronologici: 1913-1918
Abstract: Le lettere e le cartoline illustrate sono inviate dall'artigliere Giuseppe Golasmici alla futura moglie Maria Aldi (nata nel 1894). Da Piacenza, nel 1913, Giuseppe acclude a una missiva un foglietto con l'alfabeto Morse, probabilmente per poter scambiare comunicazioni sentimentali, e suggerisce alla fidanzata di studiarlo a memoria. Arrivato in Libia, Giuseppe comunica che è in corso un'epidemia di peste bubbonica che sta mietendo molte vittime tra i locali e descrive la ferrea profilassi igienica cui i soldati sono tenuti. Nel 1914 lamenta le "false notizie" che si leggono sulla stampa, tra le quali la morte eroica in combattimento del tenente di cavalleria Fabio Friozzi-Spinelli, Principe di Cariati, in realtà - secondo Golasmici - sgozzato nel sonno nella sua tenda. Golasmici descrive gli arabi in modo negativo, ma riconosce il loro coraggio. Nell'agosto 1914 auspica di poter rientare per partecipare alla nuova guerra che si sta profilando. Nel 1916 descrive alcune azioni belliche e le comunicazioni diventano più lunghe, affettuose (con richieste di ciocche di capelli di Maria e di parole amorevoli). Alla fine del 1916 frequenta un corso di radiotelegrafia. Ricoverato nel 1917 per febbre raumatica, nel 1918 rienta in Italia, a Napoli. Apprende con soddisfazione dell'armistizio e così abbandona l'idea di sposare Maria per procura. Soggetti: Campagna di Libia
Consistenza: circa 3000 documenti
Natura del testo: Originale
Tipologia testuale: Epistolario
Luoghi: Magliolo, Genova, Sturla, Pietra Ligure, Sud America, Europa
Estremi cronologici:
Abstract: L’archivio della famiglia Finocchio, originaria di Magliolo (Savona), copre un arco temporale che va dal XVIII al XXI secolo è composto da 32 raccoglitori (parzialmente numerati), una grande scatola di legno, una scatola metallica e due di cartone, da una ventina di fascicoli sparsi, oltre che da una decina di volumi a stampa/tesi/lavori di ricerca locale (Magliolo, Sturla, genovesato), per un totale di circa 3.000 documenti tra missive e documentazione amministrativa (certificati, diplomi, pagelle) oltre a numerose fotografie (anche lastre fotografiche). I raccoglitori contengono in gran parte missive di alcuni membri della famiglia, custodite con sensibilità e organizzazione collezionistica, ma secondo un criterio di scelta che sfugge alla comprensione: infatti si tratta di missive che fanno parte di carteggi più ampi che intersecano le vicende della famiglia Finocchio, ma anche – seppur in misura minore delle famiglie Dellacasa, Oreggia e Gallo, derivanti da incroci parentali. La complessa architettura dell’archivio è complicata anche dal fatto che non è sempre facile distinguere quali carte appartengano strettamente all’archivio familiare e quali provengano da acquisizioni o “contaminazioni” collezionistiche/filateliche (il Fondo Finocchio proviene infatti dalla casa d’aste genovese Ghiglione): è il caso della bolla “Dominicus Poltrius”, 1763 (papa Clemente XIII), dell’epistolario Costa – composto da 9 missive (1843-1868) scambiate tra Genova, Rapallo, l’Argentina (Rosario e Buenos Aires) e Braile (Rio de Janeiro) – e dell’epistolario Solari (1848-1851) scambiate tra Chiavari a Valparaiso (Cile). Un caso di estremo interesse in tal senso è rappresentato dal dattiloscritto “Nel mare Adriatico. Alla repressione della cruenta rivolta albanese. Impressioni, divagazioni e considerazioni epistolari con illustrazioni originali dello stesso autore e fotografie”: si tratta di un dattiloscritto di 124 pagine che rappresenta la raccolta dell’epistolario scambiato tra luglio 1913 e dicembre 1914 tra il Capitano di Corvetta Mario Bruto Cattellani (1873-1925), all’epoca comandante della squadriglia torpediniere P.N. e la sorella Olga. Proprio Olga Catellani, di cui si conserva un testo autografo di accompagnamento al dattiloscritto, è autrice del dattiloscritto, risalente all’inizio degli anni Trenta, compilato dopo la morte del fratello (diventato Ammiraglio). Il carteggio tratta aspetti poco noti legati della rivolta albanese del 1914 e si spinge fino allo scoppio della Prima guerra mondiale attraverso i commenti di Mario Bruto Cattellani. Una ricerca preliminare svolta dal compilatore della presente scheda ha messo rivelato che alcune missive furono pubblicate in Mario Cattellani, “Lettere di un Ammiraglio. La Marina Italiana alla vigilia e nei primi mesi della neutralità (maggio-dicembre 1914), all’interno della rivista “Le opere e i giorni. Rassegna mensile di politica – lettere – arti – etc.” anno IX, n. 9 (1930), pp. 9-24 (pubblicata a Genova). Tra i nuclei documentali della famiglia, è possibile enucleare i carteggi e gli scritti riguardanti due membri in particolare: Andrea Finocchio – insegnante a Pietra Ligure all’inizio del Novecento, poi direttore scolastico a Genova Sturla, protagonista di un fittissimo carteggio con gli altri membri familiari e con varie istituzioni scolastiche, giornali – e del figlio Giacomo (detto Italo, 1907-1948), marittimo su navi civili e militari. Giacomo ha lasciato anche un diario che copre il periodo 1930-1945: le prime pagine sono state scritte a Tavole - Prelà (Imperia), dove la famiglia aveva una casa, e si tratta essenzialmente di un diario di viaggio scritto da varie località nazionali e internazionali a bordo di varie navi civili (piroscafi Antiope, Atlantide, Afrodite, Augusta) in cui si manifesta la nostalgia di casa e per la fidanzata Rosa Dellacasa, sposata nel 1934. Nel 1938 il diario si interrompe, per riprendere nel 1945. Nelle ultime due pagine vengono riassunti 7 anni di vita: richiamato nel 1939 come guardia marina nel sommergibile Ametista, promosso sottotenente nel 1940, Giacomo è imbarcato nel sommergibile Alagi. Sbarcato, è inviato a Cagliari e Lampedusa. Nel 1943 è a bordo di nave Stromboli, che il 19 gennaio subisce gli attacchi dei caccia inglesi e cola a picco. Rimasto illeso, nel 1943 arriva a Pisa. Descrive l’8 settembre 1943 e la liberazione di Genova. Nel diario sono presenti due lettere di Giacomo (1934 e 1938), una lettera da Tavole del 1922, un biglietto di Giacomo al figlio Andreino (1936) e 15 messaggi di Rosa. Sono presenti anche lo schema di fecondazione della donna e una pagina della rivista “Pro Familia” sulla quale appunta il desiderio di una figlia per ritrovare in lei la bellezza di Rosa. Il diario può essere correlato ad un carteggio composto da 127 missive (1925-1947), 9 buste vuote e 5 documenti vari (inviti, nozze, poesia): si tratta in gran parte di missive amorose (91 delle 127 missive sono uno scambio epistolare tra Giacomo e Rosa) in cui Giacomo esprime nostalgia per essere lontano, in navigazione, soprattutto dopo la nascita dei figli, e manifesta il desiderio di smettere di navigare. L’archivio evidenzia che dopo la morte di Giacomo, avvenuta a causa di un incidente navale a Panama, la famiglia si impegnò a metterne in luce la figura, attraverso una ricostruzione meticolosa della sua attività nella Regia Marina (soprattutto nel sommergibile Alagi) e la raccolta di vari documenti e articoli. Completano il fondo numerosi documenti legati alla scuola (pagelle, diplomi, quaderni), un’attenzione e una “presenza” derivanti presumibilmente dall’attività di insegnante di Andrea Finocchio, carte degli anni Settanta-Ottanta del Novecento legate alle attività filateliche della famiglia Finocchio e numerosa documentazione amministrativa (fatture, documenti bancari).
ELENCO:
Raccoglitore 1 (carteggio 1913-1924): 48 missive
Raccoglitore 2 (carteggio 1925-1929): 33 missive
Raccoglitore 3 (carteggio 1930-1939): 26 missive
Raccoglitore 4 (carteggio 1940-1945): 47 missive
Raccoglitore 5 (carteggio 1946-1949): 40 missive
Raccoglitore 6 (carteggio 1950-1963): 33 missive
Raccoglitore 7 (carteggio): 45 missive alla famiglia Finocchio dall’ Estero (Nizza, Rotterdam)
Raccoglitore 8 (carteggio 1742-1903): 40 missive
Album “Autografi di famiglia”: (14 documenti tra missive e foto autografate)
Raccoglitore “Posta Militare”: 39 missive
Raccoglitore “Vie di Mare” (carteggio 1930-1939 con 68 missive al capitano Giacomo Finocchio da varie parti del mondo e dalle navi Atlantide, Augusta, Antiope)
“Corrispondenza sommergibili”, 1939
Raccoglitore “Santini”, (53), dal 1911
Raccoglitore “Famiglia”, (86 missive), 1944-2001 (comprende famiglia Gallo, 7 missive 1918-1920)
Raccoglitore “Famiglia”, (88 missive), 1940, sommergibile Alagi, Giacomo Finocchio a Rosa Dellacasa e Andrea Finocchio
Raccoglitore “Famiglia”, (59 missive), 1940, sommergibile Alagi, Giacomo Finocchio a Rosa Dellacasa e Andrea Finocchio
Raccoglitore “Famiglia”, (45 missive), 1940-1942, a Giacomo Finocchio, sommergibile Alagi
Raccoglitore “Famiglia” (65 missive), 1941-1942, Giacomo Finocchio a Rosa Dellacasa e Andrea Finocchio
Raccoglitore “Famiglia”, (52 missive), 1940-1943, dell’aviere Amedeo Finocchio
Raccoglitore “Famiglia”, (43 missive), 1943, di Giacomo Finocchio
Raccoglitore “Famiglia”, (34 missive), 1940-1943
Raccoglitore tessere e documenti identità famiglia Dellacasa, Gallo, Finocchio (145)
Raccoglitore “Documenti di famiglia”, (24) con 2 foto (anno scolastico 1927-1928)
1 raccoglitore con documenti originali (metà XVIII secolo), foto, e giornali riguardanti Sturla
1 raccoglitore di telegrammi di famiglia, (17 carte), 1917-1955
1 raccoglitore di foto di scolaresche (1875-primi del ‘900)
1 cartellina “Corrispondenza varia”, con originali e copie fino agli anni Novanta del Novecento
Diario di Giacomo Finocchio, 1930-1945, correlato all’epistolario con Rosa Dellacasa, (1925-1947), 127 missive, 9 buste vuote e 5 documenti vari (inviti, nozze, poesia)
Documenti “Marina Militare – sommergibili” di Giacomo Finocchio, anni Trenta-Quaranta del Novecento
1) Documenti sommergibile Alagi (9 carte)
2) Comando stazione sommergibili Cagliari e Comando Marina Lampedusa (6 carte)
3) Documenti Sommergibili e altro (varie carte matricolari, buona parte in copia, fotografie)
4) Documenti Regia Marina (73 carte)
5) Vari documenti Marina (12 carte)
6) Documenti sommergibili H4 (7 carte)
7) Note sul sommergibile Alagi (fotocopie)
1 scatola metallica con libretti vari (bancari, scolastici, universitari, comunione, religiosi) di vari membri della famiglia (Giacomo e Andrea Finocchio; Giorgio Spina), fotografie militari
1 scatola con 7 raccoglitori di lastre fotografiche e 2 buste di negativi su casa di Sturla e membri famiglia Finocchio, primi del Novecento
1 scatola “Petit Mont-Blanc” con 137 cartoline, tra cui buste vuote. Anni Ottanta del Novecento
Famiglia Dellacasa
1) Documenti 1803-1950 (86 carte amministrative, tasse)
2) Documenti 1900-1963 (148 carte, locazioni, case tasse, fatture per lavori edili)
Raccolta di pagelle e diplomi di Giacomo Finocchio: 14 documenti (1913-1931)
Raccolta di pagelle e diplomi di Filippo Finocchio: 7 documenti (1914-1922)
1 pagella 1928-1929 di Nicolino Della Casa
1 quaderno di Anna Maria Spina
1 brevetto di pensione di Giacomo Oreggia (nato nel 1850), 1904
1 quaderno con appunti di letteratura, 1897
Raccoglitore “Documenti famiglia Finocchio”: 49 documenti amministrativi e vari (1793-1955), tra cui 4 bollettini della chiesa di Cosma e Damiano di Magliolo (1938-1941) e 7 quotidiani (1945-1949)
Raccoglitore “Curriculum vitae di Giacomo Finocchio). 40 certificati e varie foto (1929-1998), con una nota del 2001 su concessione onorificenza
Cartellina “documenti fiscali”, anni Trenta
Cartellina “carte da bollo”, anni Venti-Cinquanta
Cartellina mostra filatelica “La Maddalena”, 1978
Cartellina (busta trasparente) diplomi e pratiche di collezionismo/filatelia, anni Settanta-Ottanta del Novecento
Cartellina “Marche varie”
Cartellina “Titoli di famiglia”
Cartellina “Ricevute vaglia”
Cartellina “Films” (diritti su proiezioni)
Cartellina ANPI, pratiche assistenziali Guglielmo Barbieri, Zamperini Luciano, Stampi Valter
Cartellina “Scritti di Leandro” (Finocchio), documentazione scolastica, temi, pagelle, anni Quaranta-Sessanta
Cartellina “Documenti Dellacasa Nicolò”, anni Trenta
Cartellina “Matrimonio Dellacasa-Finocchio – Foto”, 1934
Cartellina “Elezioni politiche”, 2001
Spartito “Ma se ghe penso (l’emigrante)
Dedica di Andre Finocchio a Cristoforo Accame e Aida-Maria Fasce per il loro matrimonio, a stampa, 1913
Cartellina “Ditta Lagonara”, pratiche assicurative Law Union & Rock, anni Venti-Trenta
Cartellina fatture a Luigi Vernazza, anni Cinquanta
Busta “Dediche e Carmi”, inizi Novecento
Cartellina “Fatture varie”
Busta “Condoglianze mamma” e varie
Dattiloscritto “L’Ammiraglio Persano fu colpevole!” (da correlare ad una lettera dell’epistolario Andrea Finocchio (raccoglitore 2) ricevuta dal giornale il Lavoro il 14 luglio 1938 in cui viene negata ad Andrea Finocchio la pubblicazione di un articolo su Persano
Scatola di legno
16 foto varie
Epistolario Andrea Finocchio, circa 300 missive, 1903-1973 (1-2)
Epistolario Filippo Finocchio, 59 missive, 1925-1980
Epistolario Giuseppe Finocchio, 13 missive, 1939-1977
Epistolario Rosa Dellacasa Finocchio, 18 missive, 1928-1977
Epistolario Rina Finocchio, 8 missive, 1920-1928
Epistolario Amedeo Finocchio, 21 missive, 1943-1957
Epistolario Luisa Finocchio, 67 missive, con testamento 1951, 1905-1965
Epistolario Famiglia Finocchio, 83 missive, 1930-1999
Busta di 41 telegrammi, anni Venti-Quaranta del Novecento
Busta di 9 telegrammi, 1961
1 busta spese eredi Andrea Finocchio 1981-1988
1 lettera di Luigi Finocchio alla zia, da Finale, 1879
1 monologo di A. Finocchio, “Geografia malandrina”, s.d.
2 pagelle catechistiche, 1945-1946 di Giuseppe Finocchio (di Giacomo)
1 pagella catechistica, 1947-1948 di Pino Finocchio
Soggetti: seconda guerra mondiale, scuola, vita familiare
Consistenza: 38 quaderni
Natura del testo: copia
Tipologia testuale: Memoria
Luoghi: Savona, Casale Monferrato, Carso, f. Isonzo, Redipuglia, Caporetto, Ruda, Saliceto, Paradiso, Latisana, Mandrisio, f. Livenza, f. Piave, Montello, Camalò, Nervesa, Albaredo, Montebelluna, Monte Grappa, Castelli di Monfuno, Pordenone, Castelfranco Veneto
Estremi cronologici: 1916-1919
Abstract: Giovanni Bigatto, classe 1898, frequenta a Savona la scuola elementare e un anno di scuola professionale, quindi comincia a lavorare come elettricista, ma da autodidatta cerca di studiare “per conto suo”, come annota. All’inizio del 1917 è assegnato al Distaccamento militare di Casale Monferrato (Alessandria). Partecipa alla Prima Guerra Mondiale sul fronte del Carso come soldato semplice nel 79° battaglione Genio Zappatori, incaricato di svolgere il compito di portaordini. L’arruolamento e l’esperienza bellica inducono Giovanni a raccogliere appunti che invia a casa con preghiera di conservarli accuratamente, esponendosi ai gravi rischi legati al divieto di spedire scritti non sottoposti a censura. Si tratta di annotazioni risalenti al periodo dicembre 1916–dicembre 1919, rese talvolta illeggibili dall’acqua o dal fango, che l’autore stesso non riuscirà in qualche caso a decifrare quando – nel 1922 – comincerà a tradurle in una memoria (rivista nel 1928). Il testo, composto da una quarantina di quaderni, descrive dettagliatamente le azioni belliche a cui il soldato partecipa, le condizioni di vita, i traumi, riportando anche riflessioni personali sull’esperienza vissuta e perfino note intime legate alle esperienze sentimentali. Giovanni viene catapultato in una realtà violenta e totalizzante nella quale sviluppa un senso di profondo cameratismo. Crede nella pace tra le nazioni, ma rifiuta l’antimilitarismo e ritiene che l’Italia dovrebbe essere governata dai reduci. Scritta in anni cruciali dal punto di vista politico e sociale, la memoria evidenzia posizioni antibolsceviche, ma soprattutto disillusione e sfiducia nei confronti della classe politica e dirigente. Bigatto scrive le sue memorie di guerra per il dovere di farsi portavoce di eventi cruciali della storia nazionale, ma anche per mettere ordine nel proprio vissuto, alla luce di un’esperienza che lo ha segnato in modo indelebile. Soggetti: Prima guerra mondiale